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Ormai la data dell’inaugurazione delle mostre si avvicina! Abbiamo già avuto il piacere di conoscere quasi tutti gli autori di quest’anno. Oggi parliamo con ANDREA FOLLI

Come e quando si è avvicinato alla fotografia?

Nel 1986 ho iniziato a frequentare un corso di fotografia all’interno della facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Il corso era tenuto da un giovane docente, il fotografo milanese Andrea Sentieri. Durante le sue lezioni, proiettava e commentava magistralmente le immagini dei grandi maestri della fotografia, in particolare americani: Irving Penn, Richard Avedon, Diane Arbus, Walker Evans, etc.
Comprai una Canon T90 e iniziai a fotografare. All’epoca esisteva solo la pellicola mentre cominciavano a comparire i primissimi obiettivi dotati di autofocus.
Al mattino frequentavo le lezioni di architettura e al pomeriggio lavoravo nello studio di Andrea Sentieri dove utilizzavamo un banco ottico 20 x 25.

Qualche fotografo ha ispirato in modo particolare il suo approccio alla fotografia?

Credo che le mie immagini riassumano la cultura visiva e artistica non solo fotografica che ho acquisito durante tutti questi anni e in qualche modo risentano ancora dell’imprinting iniziale acquisito durante il corso seguito al Politecnico di cui ho parlato prima.

C’è un genere fotografico che predilige?

Non mi sento particolarmente attratto da un genere in particolare ma apprezzo un lavoro fotografico a seconda dalla qualità e intensità con cui è stato, secondo la mia sensibilità, pensato e svolto.

Quando affronta un nuovo progetto fotografico da chi o da cosa trae inspirazione?

A volte un progetto fotografico può anche essere composto da una sola immagine e non solo da una serie. Quando vedo un soggetto o una situazione che mi affascinano, cerco di capire quale possa essere la condizione di luce ottimale. A quel punto inizia la mia ricerca compositiva cercando di capire cosa includere o escludere nella fotografia finale, quale senso prospettico restituire, come pormi nei confronti del soggetto che voglio riportare fotograficamente, etc.

Ha un sogno (fotografico) nel cassetto?

Il sogno fotografico che ho nel cassetto è il prossimo, al quale sto lavorando da anni ma non è ancora completamente definito.

www.andreafolli.net
instagram @arch.andreafolli

ANDREA FOLLI BAMBINI